bias cognitivi

7 bias da evitare per decisioni migliori

Indice

Guest Post a cura di Francesco Malvestio

Cosa sono i bias?

Cosa sono i bias? Perché ti impediscono di prendere decisoni migliori?

Ti penti spesso delle tue decisioni?

Ti rendi conto che spesso il tuo processo decisionale fa “buchi da tutte le parti”?

Spesso senti che le tue decisioni siano viziate?

Non preoccuparti, ci siamo passati tutti…

Molto probabilmente sei vittima dei bias cognitivi.
In particolare ce ne sono 7 che dovresti assolutamente conoscere.

Se non sai cosa sono i bias o non conosci i bias principali, sono qui per questo.
In questo articolo spiegheremo proprio cosa sono i bias e come funzionano alcuni dei bias principali.

Ma andiamo con calma.

Cosa sono i bias?

Beh innanzitutto partiamo dal fatto che il nostro cervello tende a prendere decisioni cercando di impiegare meno energia possibile.
Proprio per questo motivo, la maggior parte delle nostre decisioni sbagliate sono prese quando siamo stanchi o non siamo concentrati.

Dunque i bias cognitivi sono “errori decisionali” fondati non su un giudizio critico, ma su percezioni errate o deformate, su pregiudizi e ideologie. In particolare, si “manifestano” spesso “quando è ora” di prendere decisioni in fretta e senza fatica.
Si tratta, il più delle volte di errori cognitivi che impattano nella vita di tutti i giorni, non solo su decisioni e comportamenti, ma anche sui processi di pensiero.
Il termine “bias”, ha origini francesi (”biais”, che significa “obliquo”, “inclinato”) ed indica dunque pregiudizi o “inclinazioni” errate della mente.

Però non tutte le nostre “scorciatoie mentali” sono errate.
Esistono anche le euristiche.

Le euristiche ( dal greco “heurískein”, che significa “trovare”, “scoprire”) sono, al contrario dei bias, procedimenti mentali intuitivi e rapidi, che ti permettono di costruire un’idea generica su un argomento, senza effettuare troppi sforzi cognitivi.
Sono strategie veloci utilizzate di frequente per giungere rapidamente a delle conclusioni. Le usi quotidianamente per capire che tragitto fare per andare a lavoro, che ristorante scegliere, quali abiti indossare e via dicendo.

Bene ora che hai capito cosa sono bias ed euristiche è giunto il momento di darti un po’ di contesto su come sono state scoperti questi meccanismi decisionali e perché sono così importanti.

La storia dei bias

Partiamo intanto dai concetti di bias ed euristiche, introdotti da Herbert Simon, un psicologo ed economista, vincitore del premio Nobel per l’economia.

Simon ha introdotto per primo l’idea di “razionalità limitata” sottolineando come le azioni umane dipendano non solo dalle informazioni disponibili e dalle circostanze (come tempo e rilevanza della decisione), ma anche dai limiti cognitivi.
Un punto di svolta avvenne a fine anni ‘70 quando Amos Tversky e Daniel Kahneman, attraverso una famosa ricerca su principi decisionali ed analisi comportamentali, esplorarono il misterioso campo dei bias e delle euristiche.

In particolare, questi due esperti psicologi comportamentali, dimostrarono, tramite esperimenti, come i processi decisionali umani violino sistematicamente alcuni principi di razionalità, mentre le teorie microeconomiche assumono che il comportamento degli agenti decisionali dovrebbe essere razionale e finalizzato ad una massimizzazione dell’utilità.

Nello specifico, l’aspetto veramente interessante della ricerca fu la scoperta che l’errore umano spesso non è necessariamente legato all’irrazionalità, ma a comportamenti cognitivi distorti.

Cosa vuol dire?
Che sostanzialmente decidiamo tante cose, ma lo facciamo molto male.

In pratica abbiamo dei “percorsi decisionali” che sono viziati.
Questo significa che i nostri meccanismi decisionali fanno assunzioni o considerazioni che non dovrebbero fare o che danno più rilevanza a certe componenti piuttosto che ad altre.

Inoltre, Kahneman e Tversky condussero ricerche su campioni vasti ed eterogenei, evidenziando anche quanto sia rilevante l’influenza del contesto sociale sulle distorsioni mentali.
In pratica, tendiamo a seguire i modelli ed i processi decisionali delle persone che ci stanno intorno.

Il percorso di studio dei due psicologi diede origine all’economia comportamentale, attirando l’interesse di diverse discipline, specialmente nel campo del marketing.
L’economia comportamentale è quella branca dell’economia che, a partire dall’analisi sperimentale dei comportamenti umani ed utilizzando i concetti principali della psicologia, propone dei modelli di analisi del comportamento degli individui e delle masse per poter anticipare o “indirizzare” meglio i loro comportamenti.

In particolare, l’economia comportamentale è diventata sempre più importante negli ultimi decenni in seguito alla diffusione dei social media e di analisi dei comportamenti delle “masse” al variare degli incentivi.
Infatti, sin da subito, moltissimi esperti di marketing ed economia si interessarono a questi argomenti per capire come sfruttare bias ed euristiche per vendere di più.

E si, quasi tutte le aziende sfruttano bias ed euristiche per poterti vendere più “roba” possibile.
Se ti interessa l’argomento, ti consiglio il libro “La spinta gentile” di Thaler e Sustain (2 esperti di economia comportamentale).

Tornando a Kahneman, questo psicologo (premio Nobel per l’economia nel 2002) ha scritto un libro importantissimo “Pensieri lenti e veloci” distingue tra pensiero euristico (sistema 1) e pensiero algoritmico (sistema 2), enfatizzando come i bias siano errori derivati da “piccoli malfunzionamenti” del sistema 1.
Se vuoi approfondire l’argomento, ti consiglio assolutamente di leggere questo libro, dato che evidenzia come essere consapevoli dei nostri bias ed euristiche sia fondamentale per comprendere e migliorare il processo decisionale in ogni ambito della vita.

Pensieri lenti e veloci Kahneman, bias cognitivi ed euristiche

Infatti il sistema 1 (che costituisce la parte più “primitiva” del nostro cervello), tende a prendere decisioni in maniera più veloce, istintiva ed emozionale; mentre il sistema 2 (che rappresenta la parte più “evoluta”) rappresenta il meccanismo più lento e logico.
Chiaramente il sistema 2 richiede molta più energia e concentrazione per giungere a delle decisioni.

Dunque il bias è una scorciatoia mentale che porta all’errore, generato dal sistema 1 della mente umana, che agisce in modalità risparmio energetico.

Bene, ora che sei diventato un esperto di bias ed euristiche in 2 minuti, andiamo a scoprire alcuni dei principali bias che ti “colpiscono” quotidianamente.

1. False-Consensus Bias

Il false-consensus bias (o effetto del falso consenso) è la tendenza delle persone a sopravvalutare il grado con cui gli altri sono d’accordo con loro.

In pratica, tu hai le tue opinioni e inconsciamente pensi che tutti siano d’accordo con te anche se probabilmente non lo sono.
O magari ci sono altre persone che la pensano come te, ma tutti gli esperti di quel settore non lo sono.

Facciamo un esempio, pensando al mondo dell’advertising.
“Nessuno clicca sugli annunci con scritte in rosso”, “Nessuno compra dalle pubblicità online di YouTube”, “Nessuno si fa ingannare dalla scarcity”
E via dicendo…

Tutti noi tendiamo a presumere che le altre persone abbiano le nostre stesse opinioni e preferenze.
E di conseguenza pensiamo che le nostre opinioni personali siano più diffuse di quanto non siano in realtà.

In pratica, proiettiamo sugli altri il nostro modo di pensare.
Questo pregiudizio è comunemente presente negli ambienti sociali o nei gruppi, nei quali si è convinti che l’opinione collettiva del proprio gruppo, coincida con quella di una popolazione più vasta.

Siccome i membri di un gruppo raggiungono tra di loro un consenso e raramente incontrano coloro che potrebbero obiettare, tendono a credere che tutti la pensino alla stessa maniera.

Un classico esempio di ciò sono i movimenti politici estremisti, che per definizione non rappresentano la maggioranza, ma che credono di poterla rappresentare.
Un altro chiaro esempio è rappresentato dalle persone troppo attente alla moda.
Molti pensano che a tutti debbano piacere i propri “outfit” solo perché il proprio gruppo di amici li apprezza.

Stai attento, perché questo bias può condizionare seriamente sia la nostra vita privata sia quella lavorativa.

Non dare mai per scontato che le persone siano come te.
Ma soprattutto non essere mai convinto che le tue credenze siano condivise dalla maggioranza solo perché ne sei convinto.

Nel tuo lavoro non dare per certo che i tuoi collaboratori, i tuoi clienti o le persone a cui rivolgi la pensino come te.
Potresti incappare in molti errori comunicativi senza neanche accorgertene.

False consensus Bias, bias che evita decisioni migliori

2. La maledizione della conoscenza

Non puoi ignorare quello che sai.

Se sai tutto quello che c’è da sapere sul marketing o sul fitness, avrai un modo di approcciare questi argomenti completamente diverso da qualcuno che è totalmente disinformato.

Il problema è questo: non puoi più metterti nei panni di chi non sa niente.
Questa è la maledizione della conoscenza.

Ormai “conosci quello che sai” (che bel giro di parole) e quindi non puoi fare a meno di considerare le informazioni di cui sei in possesso.
Chiaramente questo ha molto a che fare con il mondo della formazione, ma non solo.

Facciamo un esempio sempre riguardo al mondo del marketing.
Se stai parlando di conversione rate, non puoi più metterti realmente nei panni di chi non sa cosa sia. O meglio, ti serve uno sforzo di immaginazione enorme. Dovresti cercare di “andare indietro con la mente” e ricordare chi eri e come pensavi prima di avere le conoscenze di cui ora disponi.

In pratica questo bias, in inglese “Curse of knowledge”, si verifica generalmente quando un individuo, che sta comunicando con altri, dà per scontato che le altre persone abbiano il suo stesso background e le sue stesse conoscenze.
Un altro classico esempio si verifica in ambito scolastico. Può succedere che gli insegnanti possono avere difficoltà se non riescono a mettersi nei panni dello studente. Un professore esperto (soprattutto per materie particolarmente difficili e tecniche) potrebbe non ricordare più le difficoltà che incontra un giovane studente quando impara una nuova materia per la prima volta.

Questo è il motivo per cui i feedback della nostra audience, dei nostri clienti o colleghi sono così importanti.
Una volta che sai che c’è un problema o qualcosa che non va con il tuo prodotto o con il tuo modo di comunicare, è impossibile per te non saperlo più.

Quindi, dal momento in cui conosci qualcosa, qualsiasi errore che compi non è legato alla mancanza di conoscenza, ma alla mancanza di “azione” riguardo quel determinato problema o situazione.

Questo vale anche nei lavori un poi più tecnici.
Ad esempio se sei un data analyst, se hai riscontrato un certo risultato con i dati che hai raccolto con un certo procedimento, non puoi più analizzare quei dati, con un procedimento diverso, senza essere “consapevole” del primo risultato.

Anche in questi casi è fondamentale avere dei feedback o trovare dei processi che ti impediscano di “andare dritto” per la “tua strada” senza avere la “prospettiva” di coloro che non hanno le stesse informazioni di cui disponi tu.

Tutto chiaro? Passiamo al prossimo bias!

3. Ancoraggio

L’ancoraggio è un pregiudizio cognitivo che descrive la tendenza umana a fare troppo affidamento sulla prima informazione che ci viene offerta (la cosiddetta ancora) quando si prendono decisioni.

Durante il processo decisionale, l’ancoraggio si verifica quando gli individui utilizzano una parte iniziale di informazioni per esprimere giudizi successivi.
Questo bias si verifica in molti ambiti della nostra vita, ma soprattutto quando siamo in un processo di vendita/ acquisto.

Se stiamo per comprare un auto usata il primo prezzo che ci viene proposto determina lo standard per il resto della negoziazione. Tendenzialmente, qualunque prezzo più basso ci sembrerà ragionevole anche se in realtà è superiore al valore reale della macchina.

Nella vendita, questo bias viene sfruttato molto dal momento che questo bias provoca la tendenza a non riconoscere il valore assoluto delle cose se prima non ci è stato spiegato il valore che le caratterizza.

Pagare 20€ per una semplice matita, ti sembra troppo perché sei “ancorato” al fatto che generalmente costa molto di meno.
Ma se al posto di una matita, vendessi una matita che ti permette di fare delle linee perfette, senza righello o altri strumenti e con una precisione al millimetro anche se non sai disegnare, quanto varrebbe? 20€ per una matita sarebbero tanti o pochi?
Non lo sapresti, perché non hai termini di paragone sui quali “ancorarti”.

Ma non solo…

Tornando all’esempio del marketing, questo “errore decisionale” si verifica anche quando si sfrutta il cosiddetto “Decoy Effect” per aumentare la spesa del cliente. Se vuoi approfondire questo argomento, ti consiglio di leggere l’articolo che ho scritto al riguardo.

Bene ora che hai compreso anche questo bias, passiamo al prossimo!

4. Recency Bias

Ma quanto belle sono le novità?

Quante volte preferiamo il “nuovo”?

Questo errore cognitivo ci induce a preferire i dati nuovi rispetto ai dati più vecchi.

Come diceva la nonna: “chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa ciò che lascia ma non sa ciò che trova”.

Scherzi a parte, il recency bias è la tendenza a sopravvalutare l’importanza delle esperienze o delle informazioni più recenti in nostro possesso quando si stimano eventi futuri.
Il pregiudizio legato al passato spesso ci porta a credere che gli eventi recenti possano darci un’indicazione su come si svolgerà il futuro.

Facciamo un esempio
Hai mai cercato un articolo o un video su un argomento, scegliendone uno piuttosto che un altro in base esclusivamente alla data di pubblicazione?
Ecco quello è un esempio di recency bias, ti affidi al “più nuovo” semplicemente perché la tua mente compie una “scorciatoia decisionale” essendo convita che ciò che è nuovo, dovrebbe essere tendenzialmente migliore di ciò che è precedente.

Tendiamo a scegliere sempre il più recente, convinti che conterrà informazioni migliori.
Il problema è che ci sono molti altri fattori che determinano la qualità di un’informazione.

Si tratta di un paradigma mentale secondo il quale una cosa ci sembra nuova o creata recentemente, solo perché non ne avevamo mai sentito parlare prima.
Pensa ad esempio all’intelligenza artificiale, che nell’ultimo anno è “andata in hype”, come se fosse una novità assoluta, quando in realtà è da molti anni che se ne parla.
O ancora, pensa alla blockchain e di come ha “conquistato” molte persone negli ultimi anni solo in prossimità di “salite di hype” dovute a buone performance dei mercati.

Ricorda: il nuovo non è sinonimo di migliore.

Tutto ok? Siamo a metà articolo.
Keep going!

5. Confirmation bias

Ma quanto bello è avere ragione?

Bellissimo. Peccato che molto spesso ti impedisca di ragionare in maniera lucida.

In particolare, questo bias è particolarmente pericoloso perché tende a rafforzare le nostre convinzioni pre-esistenti e quindi tende ad “offuscare” i nostri meccanismi decisionali.
Oppure, peggio ancora, ci distolgono dalla voglia e dall’interesse di ascoltare le opinioni altrui.

Dunque il confirmation bias è quel meccanismo inconscio che ti spinge a ricercare e considerare continuamente prove a favore della tua opinione.

A causa di questo meccanismo, tendiamo ad avere pregiudizi su molti argomenti sui quali ci siamo già informati e tendiamo a rafforzare le considerazioni iniziali, ignorando le prove contrarie.
Siccome questo tipo di bias si traduce in una “chiusura” verso opinioni diverse, il modo migliore per evitarlo è aprirsi verso tutte le opportunità, sperimentando strade che non ci appartengono e considerando seriamente prospettive diverse dalla nostra.

Ora proviamo ad analizzarlo dal punto di vista di chi si occupa di marketing.
Molto spesso, quando facciamo dei test o elaboriamo delle strategie, abbiamo la tendenza a testare o implementare cose che confermano le nostre convinzioni.
Formuliamo un’ipotesi del tipo: ”Questo pulsante è troppo piccolo” e ci convinciamo che quello sia il problema.
Quindi lo ingrandiamo un po’ e se le nostre performance aumentano abbiamo confermato la nostra ipotesi. Semplice no?

Il problema è che questa deduzione non ha nulla a che fare con il metodo scientifico.
Non c’è nessuna dimostrazione del fatto che le dimensioni del pulsante fossero la causa delle nostre performance.

Magari, semplicemente per un certo periodo di tempo le persone non erano interessate ad acquistare il nostro prodotto.

Il confirmation bias fa sì che tu tenda a rafforzare le proprie idee, forzando il metodo scientifico o inventando correlazioni di tipo ”causa- effetto” che non esistono, il che non è sempre il miglior risultato.

Questo bias conduce ad altri 2 “sotto-generi” di bias.

  1. Effetto struzzo”: questo si verifica quando si tendono ad ignorare le informazioni negative in maniera aprioristica (come quando lo struzzo mette la testa sotto la sabbia).
  2. Choice-supportive bias”: ossia quando si ricerca ossessivamente solo il lato positivo di una scelta o di un’azione dopo averle compiute, trascurando le conseguenze negative.
Esempi di confermation bias, il bias che evita di prendere decisoni migliori

Chiediti sempre: vuoi il risultato migliore o vuoi solamente confermare le tue idee?

Bene ora che conosci il confirmation bias, passiamo ad analizzare un “errore” simile.

6. Congruence bias

Questo “errore decisionale” è un corollario del confirmation bias.

Sostanzialmente è la tendenza a testare la nostra ipotesi senza provare a fare dei test che dimostrino ipotesi alternative.

In pratica, il bias di congruenza è la tendenza delle persone a fare eccessivo affidamento sulla propria ipotesi iniziale, trascurando di verificare ipotesi alternative.
In virtù di ciò, le persone raramente tentano esperimenti che potrebbero smentire la loro convinzione iniziale, ma cercano piuttosto di ripetere i risultati iniziali.

Per farti capire cosa intendo, immagina che a un soggetto vengano presentati due prodotti alimentari identici ma in confezioni diverse (pensa ad un pacco di biscotti).
Un prodotto ha stampata sopra l’immagine di una persona, mentre sull’altra c’è un’illustrazione in 3D.

Tu in precedenza hai ipotizzato che gli acquirenti preferiranno imballaggi con immagini umane piuttosto che illustrazioni.
Quindi quando il soggetto sceglie il pacco con l’immagine umana presumi di aver confermato la tua ipotesi.

Ma hai fatto bene a farlo? Probabilmente no.

Gli acquirenti potrebbero effettivamente preferire immagini umane, ma forse ciò che li spinge a comprare sono le immagini di bambini piuttosto che di adulti.
Oppure i colori dell’immagine potrebbero aver giocato un ruolo decisivo.
Oppure ancora hanno scelto quello con le immagini di umani semplicemente perché l’immagine aveva una qualità migliore.

Cadendo vittima del congruence bias, potresti aver abbreviato il periodo di testing o potresti aver ridotto le possibilità in maniera del tutto aprioristica.
Il problema è che potresti non raggiungere il pieno potenziale di vendita del packaging del tuo prodotto (ma lo stesso vale per la tua landing/sito/grafica) a causa della mancanza di test ulteriori ed alternativi.

Se hai un’ipotesi su cosa testare, prova a elaborare più ipotesi alternative (il più diverse possibile) e poi prova a trovare un modo per testare entrambe.
Ecco perché fare A/B testing, soprattutto in ambito CRO, è fondamentale.

Ora provo a fornirti un semplice modo per evitare di “incappare” in questo errore.

Prova a pensare a ipotesi alternative; poi scegli un test più probabile per distinguerle in maniera efficace.
Deve essere un test che probabilmente darà risultati diversi a seconda di quale sia l’ipotesi vera.

Pensiamo ad un A/B test su una landing page con 1 solo pulsante: se in una versione metti un pulsante rosso e nell’altra un pulsante verde e trovi delle grandi differenze a livello di tasso di conversione (nella prima è del 4%, nella seconda del 7%) , allora probabilmente il colore del tasto è un elemento significativo che influenza il tasso di conversione.

Tutto chiaro? Passiamo all’ultimo bias !

7. Clustering illusion

ACCCACCCACCAAACAACCAA

Guarda un attimo la serie di parole qui sopra.

Hai 30 secondi di tempo per trovare uno schema dietro questa sequenza.

L’hai trovato? Hai capito la logica dietro questa serie?

Ok magari non sei sicuro di aver trovato la risposta corretta ma sono sicuro che tu abbia ipotizzato e trovato alcuni pattern.
Il tuo cervello ha iniziato a vedere uno schema.

Ora ti do la soluzione: la sequenza è assolutamente casuale.
Non c’è nessuna logica dietro.

E quando guardiamo le nuvole?
Sono sicuro che più di una volta tu ti sia convinto di vedere animali, uomini o addirittura interi paesaggi.

Il fatto però, mi spiace dirtelo, è questo: il nostro cervello è stato progettato per identificare dei pattern, in modo da poter prendere decisioni migliori in poco tempo.

Il clustering illusion è un difetto della mente umana per il quale troviamo modelli all’interno di informazioni anche quando in realtà non esiste alcun pattern.

Il nostro cervello semplicemente crea degli schemi per “raggruppare informazioni” anche quando non esistono caratteristiche comuni .

Vediamo modelli che non esistono.
Vediamo una serie quando non esiste.
Vediamo forme e simboli in un insieme di segni irregolari e casuali.

Il nostro cervello ha difficoltà ad accettare che le informazioni siano casuali.
Solo perché c’è una somiglianza, non significa che ci sia un pattern valido.

Tendiamo a vedere schemi nel mercato azionario, negli sport e addirittura nei numeri della lotteria.
Non ci credi? Lascia che ti spieghi…

  • L’errore della “mano calda” nello sport (detto “Hot Hand Fallacy”).
    L’errore della mano calda è un classico esempio del pregiudizio dell’illusione del clustering nello sport (soprattutto nel basket).
    Le persone spesso credono che un giocatore che ha “messo a segno” diversi tiri o giocate di seguito, abbia una “mano calda” e abbia maggiori probabilità di continuare il suo successo.
    Tuttavia, numerosi studi hanno dimostrato che le prestazioni in molti sport sono spesso casuali e che una serie di tentativi riusciti è molto più probabile che sia dovuta al caso, piuttosto che a qualsiasi cambiamento reale nelle abilità o nelle capacità.

  • Mercati finanziari.
    Investitori e trader possono pensare di intravedere modelli o tendenze nei prezzi delle azioni o nei movimenti di mercato, portandoli a prendere decisioni di investimento basate su questi modelli percepiti.
    Ad esempio, potrebbero credere che un titolo, che è aumentato di valore per diversi giorni consecutivi, continuerà a salire, o che un titolo in declino continuerà a scendere.
    Tuttavia, il mercato è intrinsecamente imprevedibile e questi modelli apparenti sono spesso il risultato della casualità, piuttosto che di una vera tendenza.

  • L’errore del giocatore d’azzardo (detto anche “Gambler’s Fallacy”).
    Il bias dell’illusione del clustering è evidente anche nel gioco d’azzardo.
    L’errore del giocatore d’azzardo sta nella convinzione che se un particolare risultato (ad esempio, una moneta che cade nel lato “testa”) si è verificato più frequentemente del previsto nel recente passato, è meno probabile che si verifichi in futuro (quindi la moneta dovrebbe cadere lato “croce” nei successivi lanci).
    Al contrario, se un evento si è verificato meno frequentemente del previsto, si ritiene che sarà più probabile in futuro (ad esempio un goleador che non segna da diverse partite).
    Questo errore spesso porta le persone a prendere decisioni sbagliate sulle scommesse, poiché credono erroneamente che gli eventi passati influenzino la probabilità di risultati futuri, anche quando gli eventi sono indipendenti e casuali.

In ambito marketing, è fondamentale essere consapevoli di questo quando si effettua una ricerca sulla conversione, soprattutto qualitativa. Si pensa di vedere una certa tendenza è si inizia a cercare di supportarla in maniera testarda, ignorando altre informazioni, spesso più preziose.

Ecco una triste verità.

Impara ad accettare che la maggior parte delle volte i pattern sono semplicemente casuali.

Bene, siamo quasi giunti alla conclusione!

Conclusione

In questo viaggio attraverso il complesso mondo dei bias e delle euristiche, abbiamo esplorato le radici di queste influenze mentali.

Siamo partiti dalle intuizioni di Herbert Simon fino alla rivoluzione condotta da Amos Tversky e Daniel Kahneman negli anni ’70.

La consapevolezza dell’errore umano, delle distorsioni cognitive e della loro stretta relazione con il contesto sociale ha dato vita all’economia comportamentale, coinvolgendo professionisti di ogni settore, con una particolare enfasi nel campo del marketing.

Abbiamo distintamente delineato la differenza tra euristiche e bias, evidenziando come le prime siano preziose scorciatoie mentali che spesso portano a soluzioni ottimali. Al contrario, i secondi rappresentano “errori nascosti” del sistema 1 del nostro cervello, trascinandoci in errori di valutazione.

La maledizione della conoscenza, l’ancoraggio, il recency bias, il confirmation bias, il bias di congruenza e la clustering illusion sono solo alcune delle trappole che possono influenzare le nostre decisioni.

Essere consapevoli di questi bias è fondamentale per migliorare il nostro processo decisionale.

La prossima volta che ci troveremo di fronte a una serie di scelte, soprattutto se dobbiamo compierle in breve tempo, ricordiamoci di guardare oltre le apparenze, sfidare le nostre intuizioni e accogliere la diversità di prospettive.

Solo così potremo provare a “gestire” i bias ed i nostri “errori nascosti”, conducendo a decisioni più informate e efficaci in ogni aspetto della nostra vita.

Se sei appassionato di questi temi, quali il marketing, il decision making e l’analisi comportamentale, ti invito a iscriverti alla mia newsletter dove condivido molti spunti, risorse e metodologie per essere più produttivi, per migliorare i propri risultati di marketing e un sacco di contenuti pratici interessanti.

Bene, abbiamo finito! Ci sentiamo al prossimo blog post e ti auguro di riuscire a combattere i tuoi bias!

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