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AI nel marketing: 7 workflow che uso davvero

Sette workflow di intelligenza artificiale nel marketing che uso con i clienti: input, strumento, output e cosa controllo a mano prima di usare il risultato.

di Simone Dassereto 5 min di lettura

In breve

L'intelligenza artificiale nel marketing rende di più dentro workflow precisi che come assistente generico. I sette che uso con i clienti sono: Business Profile, ricerca competitor, voce del cliente, value proposition, copy per le ads, analisi delle campagne e landing page. Ognuno parte da dati veri, usa lo strumento adatto alla fase e chiude con un controllo umano.

Un copy scritto da ChatGPT senza contesto si riconosce alla seconda riga, e il motivo è semplice: chi apre una chat e chiede "scrivimi un annuncio" riceve lo stesso annuncio di chiunque altro abbia fatto la stessa domanda.

Nel marketing l'AI la usano ormai quasi tutti. Quello che cambia il risultato è il processo intorno al prompt, cioè quali dati entrano, quale strumento lavora e chi controlla prima che l'output venga usato.

Questi sono i sette workflow che uso con i clienti. Per ognuno: cosa serve in ingresso, quale strumento, cosa esce e cosa controllo a mano.

Indice

  • 1. Business Profile
  • 2. Ricerca competitor
  • 3. Voce del cliente
  • 4. Value proposition e posizionamento
  • 5. Copy per le ads
  • 6. Analisi delle campagne
  • 7. Landing page
  • Le tre regole che valgono per tutti

TL;DR

Workflow Strumento Output
Business Profile ChatGPT o Claude (project) Documento di contesto del brand
Ricerca competitor Perplexity, deep research Tabella competitor verificata
Voce del cliente ChatGPT o Claude Pain point, desideri, obiezioni con citazioni
Value proposition ChatGPT in project 3-5 ipotesi di posizionamento
Copy ads Claude Angoli e varianti per fase di funnel
Analisi campagne ChatGPT con export dati Insight e azioni prioritizzate
Landing page Claude, Claude Code Struttura, copy e pagina

I sette workflow AI in sequenza, ognuno chiuso da un controllo umano

1. Business Profile

Input: sito, materiali del brand, dati di vendita, quello che sai del mercato. Strumento: un project su ChatGPT o Claude. Output: un documento con prodotto, segmenti, competitor, USP, obiezioni, trigger.

È il workflow da cui dipendono tutti gli altri. Lo carichi una volta nella knowledge base del project e da lì ogni richiesta parte con il contesto giusto, senza reincollarlo.

Controllo: lo rileggo con il founder o con chi vende. Le obiezioni e i trigger che scrive l'AI sono ipotesi finché qualcuno che parla con i clienti non le conferma.

Il metodo passo per passo: analizzare un business con l'AI.

2. Ricerca competitor

Input: categoria, mercato geografico, target. Strumento: Perplexity o la deep research di ChatGPT, con la ricerca web attiva. Output: tabella con competitor, canali, benefici dichiarati, ipotesi di USP.

Chiedo sempre la fonte per ogni riga e lancio la stessa domanda su due strumenti. I nomi che ricorrono sono quelli da tenere.

Controllo: apro ogni sito. Su ogni riga mi chiedo se l'ho visto con i miei occhi e se lo dicono anche gli altri. Quello che dicono tutti è un beneficio di parità, e su quello non ci si differenzia.

Il framework completo: ricerca di mercato con l'AI.

3. Voce del cliente

Input: recensioni (tue o dei competitor), trascrizioni di call, commenti, risposte ai sondaggi. Strumento: ChatGPT o Claude, con i file caricati. Output: pain point, desideri e obiezioni raggruppati per tema, ognuno con le citazioni originali.

È il workflow con il rapporto valore/tempo più alto. Cento recensioni lette a mano sono mezza giornata, mentre con l'AI la prima mappa esce in pochi minuti.

Controllo: chiedo le citazioni testuali per ogni tema e ne verifico qualcuna sul file originale. Se un tema non ha citazioni, non esiste.

4. Value proposition e posizionamento

Input: Business Profile, mappa competitor, voce del cliente. Strumento: ChatGPT in project. Output: 3-5 ipotesi di value proposition, USP e reason why.

Qui l'AI fa da sparring partner: le sue proposte mi servono a vedere strade che non avevo considerato, e la scelta la faccio dopo, sui dati.

Controllo: ogni ipotesi deve poggiare su un insight della voce del cliente e su un gap della mappa competitor. Se non riesco a tracciarla fino a un dato, la scarto.

5. Copy per le ads

Input: value proposition scelta, obiezioni, parole dei clienti, fase di funnel. Strumento: Claude, con il tono di voce del brand nelle istruzioni del project. Output: angoli di comunicazione e varianti di copy per Meta e Google.

Lavoro per angoli di comunicazione, e ogni angolo nasce da un insight preciso. Così, quando un annuncio funziona, so anche perché.

Controllo: leggo ad alta voce. Se una frase potrebbe stare nell'annuncio di un competitor, la riscrivo. Poi il test decide.

6. Analisi delle campagne

Input: export delle campagne (Meta, Google), dati di vendita del periodo. Strumento: ChatGPT con l'analisi dati sui file. Output: trend, anomalie, ipotesi e una lista di azioni in ordine di impatto.

Chiedo prima i numeri, poi l'interpretazione. Così vedo se il modello ha letto bene il file prima di fidarmi delle conclusioni.

Controllo: ricalcolo a mano due o tre numeri chiave. E accanto al ROAS guardo sempre il margine: lo spiego in ROAS, MER e margine.

7. Landing page

Input: tutto quello sopra, più la sorgente di traffico. Strumento: Claude per struttura e copy, Claude Code se voglio arrivare alla pagina costruita. Output: architettura della pagina, copy per ogni sezione, pagina pronta da testare.

La landing è il punto in cui tutti i workflow precedenti si incontrano: obiezioni che diventano FAQ, desideri che diventano headline, voce del cliente che diventa prova sociale.

Controllo: message match con l'annuncio, una sola azione principale, nessun claim senza dato. Come costruisco l'agente che lo fa: agente AI per landing page.

Le tre regole che valgono per tutti

1. Prima i dati, poi il prompt. Un modello senza contesto scrive la media di internet.

2. Lo strumento giusto per la fase. Ricerca, analisi e scrittura chiedono modelli diversi.

3. Un controllo umano alla fine di ogni workflow. L'AI accelera la raccolta e la sintesi. La decisione su cosa usare resta tua.

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Domande frequenti

Come si usa l'intelligenza artificiale nel marketing?

Dentro processi definiti: raccolta dati, estrazione di insight, strategia, produzione di contenuti, analisi dei risultati. Per ogni fase si sceglie lo strumento più adatto e si fornisce al modello il contesto del brand. Usarla come chat generica per qualsiasi cosa produce testi uguali a quelli di tutti.

Quale AI è meglio per il marketing?

Dipende dalla fase. Perplexity e la deep research di ChatGPT per la ricerca con fonti, ChatGPT nei project per organizzare contesto e analisi, Claude per scrivere, NotebookLM per interrogare documenti. Per lavori ripetuti su più file, un agente come Claude Code.

L'AI può scrivere il copy delle ads?

Può scrivere le bozze, a patto di partire da insight veri: obiezioni, desideri, parole usate dai clienti nelle recensioni. Senza quel materiale scrive copy generico. La versione che va online la scegli e la rifinisci tu, e la validi con un test.

L'AI sostituisce il marketer?

Sostituisce una parte del lavoro esecutivo: raccogliere, schematizzare, produrre varianti. La direzione strategica resta umana, perché richiede il contesto del business e il giudizio su cosa ha senso fare. Chi lavora solo in esecuzione è più esposto.

Cos'è un Business Profile?

È il documento che raccoglie tutto il contesto del brand: cosa vende, a chi, contro chi, con quali obiezioni e trigger. Si carica una volta nel project dello strumento AI e diventa la base di ogni prompt successivo.

Da quale workflow conviene iniziare?

Dal Business Profile. Tutti gli altri ne dipendono: senza contesto, ricerca, copy e analisi escono generici. Se il brand ha già recensioni, il secondo passo è l'analisi della voce del cliente.

Simone Dassereto

Simone Dassereto

Fractional CMO e Head of Growth

15+ anni in Growth e Performance Marketing, prima in Yoox e Zalando come Senior Manager, poi come consulente per oltre 150 brand fra Europa, Australia e Stati Uniti. Insegno Growth e Marketing in università e scrivo la newsletter Performance Playbook.

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