"Qual è la strategia?" È la domanda che mette in difficoltà più marketer di qualsiasi campagna andata male. Di solito le idee ci sono. Manca un metodo per metterle in fila.
Il metodo che uso con i clienti, e che insegno nel corso AI per il lavoro su Learnn, ha quattro fasi in sequenza. Ogni fase produce un pezzo che serve alla successiva e si chiude con una validazione umana prima di andare avanti. L'AI accelera ogni passaggio. La direzione resta tua.
Indice
- Prima di iniziare: obiettivo e stack
- Fase 1: raccolta dati e contesto
- Fase 2: estrazione degli insight
- Fase 3: strategia e posizionamento
- Fase 4: distribuzione sui canali
- Il Minimum Viable Plan: i primi 90 giorni
TL;DR
- Dati e contesto → l'AI raccoglie e schematizza, tu scegli cosa raccogliere.
- Insight su sette dimensioni → l'AI propone, tu decidi cosa regge.
- Strategia → l'AI scrive bozze, la versione finale la riscrivi tu con i dati di vendita davanti.
- Canali → ogni angolo di comunicazione è tracciabile fino a un dato.
Prima di iniziare: obiettivo e stack
L'obiettivo in una riga, con un numero. Il risultato che vuoi nei prossimi 90 giorni: un fatturato, un numero di lead, un tasso di retention. Se non riesci a mettere un numero, l'obiettivo è ancora troppo vago. Da quella frase estrai la metrica target, il numero che guarderai ogni settimana.
Lo stack per fase. Lo stesso strumento per tutto produce output mediocri.
| Fase | Strumenti |
|---|---|
| Raccolta e ricerca | Deep research di ChatGPT, Perplexity, Gemini e NotebookLM per interrogare fonti |
| Estrazione insight | ChatGPT in modalità project, Gemini come confronto |
| Strategia | ChatGPT in project, guidato dal tuo giudizio |
| Contenuti | Claude per copy e tono di voce |
Tutto si appoggia su un project (ChatGPT o Claude) con il contesto del brand nella knowledge base. Ogni analisi prodotta si salva e si ricarica lì dentro: la base di conoscenza cresce a ogni fase.

Fase 1: raccolta dati e contesto
Tre tipi di materiale:
- Quantitativo: analytics, backend, ricerca keyword, risultati delle campagne.
- Qualitativo: recensioni, call commerciali, community, interviste.
- Conoscenze di settore: quello che sai solo tu.
L'AI raccoglie e schematizza. La scelta di cosa raccogliere è tua, ed è la decisione che pesa di più sulla qualità di tutto il resto.
Senza storico si parte dalla ricerca macro sulla categoria e dall'analisi dei competitor.
Fase 2: estrazione degli insight
I dati diventano indicazioni su sette dimensioni:
- Job to be done: cosa sta comprando davvero il cliente.
- Alternative: cosa usa al posto tuo, incluso il fai da te e il non fare niente.
- Categoria: con chi vieni confrontato.
- Segmento chiave: a chi ti rivolgi per primo.
- Pain point: i problemi, con le parole del cliente.
- Desideri: il risultato che vuole, funzionale ed emotivo.
- Obiezioni: perché non compra.
Il modello propone, il tuo occhio di marketing decide quali spunti reggono. Le sette dimensioni nel dettaglio, con i prompt: ricerca di mercato con l'AI.
Fase 3: strategia e posizionamento
Dagli insight escono:
- Value proposition e USP: perché scegliere te invece di un'alternativa.
- Tono di voce.
- Benefici emozionali e funzionali.
- Offerta: bonus, garanzie, incentivi.
- Trigger event: l'evento che fa scattare il bisogno di acquisto.
Qui l'AI produce bozze. La versione che va in esecuzione la riscrivi tu, con i dati di vendita davanti. Per ogni elemento la domanda è sempre la stessa: da quale insight della fase 2 viene?
Fase 4: distribuzione sui canali
La strategia diventa:
- media mix: quali canali e con quale ruolo
- piano editoriale
- piano adv
- copy per Meta, Google e landing page
- reportistica: cosa misuri e ogni quanto.
Ogni angolo di comunicazione nasce da un insight della fase 2. Quando un annuncio funziona o non funziona, sai quale ipotesi stai confermando o scartando.
Il Minimum Viable Plan: i primi 90 giorni
Alla fine delle quattro fasi c'è un problema piacevole: tantissimo materiale. Segmenti, angoli, piani editoriali, annunci, email. La tentazione è mettere tutto nel piano, perché è già stato prodotto e buttarlo sembra uno spreco.
Il Minimum Viable Plan è il piano più piccolo che si può mandare online per intero. Copre un percorso completo su un solo segmento, così produce dati veri da cui ripartire.
Lo costruisco in tre passaggi:
- seleziono gli output davvero utili, con severità, perché un piano fatto di tutto quello che è uscito non si riesce a lanciare
- li metto su una lavagna unica (Miro, FigJam, una qualsiasi), dove si vedono insieme
- do le priorità per lanciare un mini funnel nel minor tempo possibile, aiutandomi con l'ICE score (Impact, Confidence, Ease)
La lavagna fa vedere due cose che in trenta conversazioni sparse restano invisibili. I buchi, come un segmento con gli annunci pronti e nessuna risposta alle obiezioni. E le ripetizioni, come lo stesso angolo usato su tre canali per persone che sono in momenti diversi del percorso.
Il criterio per tagliare è una domanda sola: cosa serve per mandare online un funnel completo, anche piccolo, su un solo segmento? Di solito un annuncio, una pagina, una sequenza di email e un contenuto. Il resto rimane sulla lavagna come riserva per il giro successivo.
Il mini funnel serve a rispondere a quattro domande:
- Il segmento messo per primo è il più reattivo?
- Gli angoli di comunicazione scelti funzionano su di lui?
- La landing page converte il traffico che arriva?
- Le parole chiave individuate esistono e portano persone?
Finché restano nel documento sono opinioni ben argomentate. Diventano informazioni quando qualcosa è online, e in 90 giorni di sprint (lancio, misura, correzione) si sa quali reggono.
Il principio che tiene insieme tutto
Il valore sta nel rispettare l'ordine e nel validare ogni fase, più che nel singolo prompt. Chi parte dalla strategia scrive su intuizioni. Chi parte dai contenuti parla a un pubblico mai definito.
Template e approfondimenti
- AI per il lavoro: il corso completo, con prompt, template e i cinque assistenti verticali.
- Ads Strategy: come fissare obiettivi e metriche target del piano adv.